12 gennaio 2012

La comunicazione 2.0

Trovatemi un palinsesto tv che non abbia uno spazio dedicato alla cucina. Trovatemi una classifica di libri in Italia che non abbia un testo di ricette sul podio. Trovatemi un quotidiano o un sito web che non abbia la rubrica fissa su “doveperchéquando al ristorante”. ll popolo dei foodies cresce a dismisura e l’attenzione mediatica rivolta alla gastronomia non è mai stata così alta. E il vino? Spesso raccoglie le briciole cadute dal tavolo della celebrità Cucina. Tutta colpa della sorellastra cattiva gastronomia? Non proprio. Diciamocelo. Cucinare è cool! E’ (quasi) sempre bello veder preparare piatti in tv, gli chef sono gli idoli del momento e se hai un sito di ricette-video sul web è probabile che tu sia un uomo ricco. Insomma il cibo è foto-telegenico, il vino no.
“Cosa sto leggendo - penserete - un De profundis sulla comunicazione del vino al tempo del web 2.0?” Non proprio. E’ più una richiesta di aiuto rivolta agli eno-appassionati, per cercare soluzioni assieme. Partiamo dallo status quo. Cosa offre l’attuale panorama internetiano sul vino? Escludendo i siti vetrina delle aziende, abbiamo una miriade di blog tematici, forum e pagine fan su Facebook. I creatori sono spesso degli estimatori di vino che usano il web per condividere esperienze enoiche: cito un vino, qualche riga sulla storia aziendale, un po’ di osservazioni sul produttore conosciuto in cantina, spiegazione più o meno tecnica del vino attraverso una lista di descrittori pressoché infinita. Giudicare un vino è come approcciarsi all’arte del Novecento: alla fine ci senti un po’ quello che vuoi tu, o quello che la tua memoria gusto-olfattiva richiama alla mente. Interessante? Abbastanza, ma non proprio un gran successo di pubblico, se pensiamo che i blog più seguiti sull’argomento non superano i 3000 lettori al giorno. Si può puntare più in alto? E se sì, come? Quali sono i contenuti che mancano in Rete sul vino? Proviamo a buttar giù un elenco:
- Più competenza da parte di chi scrive. Gli addetti ai lavori sono ancora lontani dal mondo del web. Non è facile imbattersi in post di enologi e agronomi che, con parole semplici, riescano a spiegare l’impatto delle loro pratiche sul prodotto finale. Una presenza più assidua sarebbe auspicabile.
- Far vedere: foto e soprattutto video possono spiegare meglio di tante parole. Non solo per raccontare, ma per mostrare come differenze altimetriche, geologiche, climatiche - tra le altre cose - possano influenzare la riuscita o meno di un vino.
- Decontestualizzare: portare il vino fuori dal suo guscio vignacantina. Farlo vivere della vita di tutti i giorni, dei racconti di chi lo fa e di chi lo beve, farlo incrociare con i momenti quotidiani, senza aspettare la grande bottiglia, così come non si aspetta la felicità assoluta.
Se tre idee vi sembrano poche, posso aggiungere che tanto è stato già fatto e questa è una buona notizia. Ma che senso avrebbe un “editoriale” sul web se desse già tutte le risposte? E’ il mezzo che usiamo che ce lo chiede: il lettore-autore ora deve fare la sua parte.